La Toscana, nell’immaginario di molti, corrisponde alle splendide colline della Val d’Orcia e del Senese, ai gioielli del Rinascimento fiorentino, alle splendide pievi romaniche tra le colline lucchesi, o alle coste vivaci e sabbiose. Eppure c’è una Toscana un po’ più nascosta, più ruvida, ma non per questo meno affascinante.
Ci troviamo in provincia di Grosseto, nell’area dove la Maremma si stempera verso l’Amiata, e il Lazio si insinua tra le valli. Qui la geologia vulcanica ha letteralmente plasmato la storia.
Le città del tufo — Pitigliano, Sorano, Sovana e il loro territorio — nascono proprio da una roccia tenera, vulcanica, che l’erosione ha trasformato in fortezze naturali e l’uomo ha scavato, abitato, trasformato.

Qui la presenza umana è continua da millenni.
Già tra IX e VIII secolo a.C. Rinaldoniani, Villanoviani e poi Etruschi scelgono queste alture come luoghi ideali per vivere e costruire: difese naturali, controllo delle vallate, acqua e risorse. Sulle sommità nascono gli abitati, mentre nel cuore delle forre prendono forma le necropoli — vere e proprie città dei morti — e le misteriose vie cave, profonde incisioni che collegano le città dei vivi a quelle dei morti.
Dopo la romanizzazione, il territorio continua a essere abitato senza soluzione di continuità.
Ma è nel Medioevo che assume il volto che oggi riconosciamo: le potenti famiglie degli Aldobrandeschi prima e degli Orsini poi trasformano questi centri in rocche fortificate, controllando un territorio di confine tra Toscana e Lazio. Sovana diventa un centro religioso e amministrativo, Pitigliano una capitale, Sorano una fortezza inespugnabile,
L’età moderna lascia tracce più sottili ma altrettanto significative: comunità ebraiche, attività minerarie, economie rurali. E più vicino a noi, storie di resistenza partigiana, di lavoro nelle miniere, di vita contadina.
Un paesaggio scavato: geologia, forre e valli
Per capire davvero le città del tufo, bisogna partire dalla terra.
Tra 600.000 e 300.000 anni fa, le eruzioni vulcaniche dell’area dei Monti Volsini hanno depositato enormi quantità di materiali piroclastici, dando origine al tufo: una roccia tenera, facile da scavare ma resistente nel tempo.
L’acqua ha poi inciso profondamente questo territorio, creando un sistema di forre, valloni stretti e umidi, solcati da torrenti.
È proprio lungo queste incisioni naturali che si sviluppa il paesaggio più caratteristico: pareti verticali, vegetazione rigogliosa, ambienti umidi e ombrosi.
Gli Etruschi prima e le comunità successive poi hanno sfruttato questa morfologia in modo straordinario: costruendo villaggi sulle sommità, scavando necropoli, creando una rete di percorsi nel cuore della roccia.
Le vie cave, profonde fino a oltre 20 metri, sono l’esempio più evidente di questo rapporto tra uomo e ambiente ..

Le città del tufo: luoghi e percorsi
Ecco alcuni degli itinerario che ti permetteranno di scoprire le città del tufo in uno o più giorni.
Un invito a riscoprire la Toscana

Pitigliano, Il borgo scolpito nel tufo
Pitigliano è uno dei borghi più scenografici della Toscana. L’abitato si sviluppa su uno sperone di tufo circondato da valloni profondi scavati dai torrenti Lente, Meleta e Prochio, una posizione naturalmente difensiva che ne ha determinato la storia fin dall’antichità.
Pitigliano è un esempio straordinario di fusione tra architettura e roccia. Le abitazioni poggiano direttamente sul tufo o ne inglobano cavità utilizzate come cantine, magazzini o ambienti di lavoro. Camminando nel centro storico si percepisce questa stratificazione continua.

Sorano, il borgo sospeso
Sorano è probabilmente il borgo che più di tutti conserva un carattere “rupestre”.
Se Pitigliano colpisce per la sua monumentalità, Sorano impressiona per la sua complessità: un intreccio continuo di costruito e scavato.
Il paese si sviluppa lungo una rupe allungata, dominata dalla Fortezza Orsini e dal Masso Leopoldino, e circondata da profonde vallate.
Anche qui la presenza etrusca è evidente nelle necropoli e nelle vie cave che si sviluppano intorno al borgo, in particolare nella zona di San Rocco. Da questo punto parte il percorso che scende nella valle del Lente e risale sul versante opposto, seguendo tracciati utilizzati per secoli .

Sovana, l’antica capitale perduta
Nel Medioevo Sovana divenne capitale del feudo appartenente alla famiglia Aldobrandeschi, che vi costruirono un castello e ne fecero una città fiorente. Diede i natali a Ildebrando di Sovana, futuro papa Gregorio VII, e visse un periodo di grande splendore come libero comune. Poi arrivarono gli Orsini, i Senesi, infine i Medici, e la storia la relegò all’oblio.
L’abbandono però l’ha salvata: le sue vie e piazze conservano intatto l’impianto originario. Passeggiando tra le case in tufo dorato o nella piazza del Pretorio, si respira ancora la vita di un borgo medievale autentico, rimasto miracolosamente immutato e oggi rinato come luogo di turismo culturale.

Il ghetto ebraico e la sinagoga di Pitigliano
La presenza ebraica a Pitigliano è documentata almeno dal XVI secolo, quando gli Orsini favoriscono l’insediamento di famiglie in fuga da territori più ostili. Nel tempo si sviluppa una comunità vivace, perfettamente integrata ma anche fortemente identitaria, tanto da far guadagnare a Pitigliano il nome di “Piccola Gerusalemme”.
Il ghetto non è un quartiere separato, ma un sistema di spazi interconnessi, spesso scavati nel tufo: sinagoga, forno kasher, macelleria, cantine, bagni rituali. Questa dimensione sotterranea è fondamentale, perché racconta un uso intelligente della roccia come risorsa abitativa e produttiva.
La storia della comunità attraversa momenti complessi, soprattutto con l’istituzione del ghetto nel XVII secolo e le successive vicende legate all’età moderna. Tuttavia, la memoria di questa presenza è ancora oggi leggibile negli spazi e nelle strutture conservate, che costituiscono uno dei sistemi ebraici più completi dell’Italia centrale.

Vitozza, la città perduta e le sorgenti della Lente
Vitozza è uno dei più grandi insediamenti rupestri dell’Italia centrale, ma anche uno dei meno conosciuti. Si tratta di una vera e propria città scavata nel tufo, con oltre 200 abitazioni rupestri, sviluppatasi in epoca medievale ma su un’area già frequentata in età etrusca e romana.
Il sito si articola attorno a uno sperone tufaceo e comprende numerose abitazioni, due castelli, una chiesa ormai diruta, colombari e altre aree produttive scavate nella roccia.
Sebbene abbandonata nel XV secolo, è rimasta abitata fino al XVIII secolo.
Oggi il sito è immerso nella vegetazione e conserva un carattere quasi selvaggio, che rende la visita particolarmente suggestiva.
Il percorso che scende nel fondo della valle, tra antichi acquedotti , grotte e sorgenti è tra i più suggestivi e spettacolari dell’area del tufo.

L’area archeologica di Sovana
Potente centro etrusco, Sovana custodisce un’area archeologica tra le più suggestive dell’Etruria. Nel Parco “Città del Tufo”, le necropoli ospitano tombe monumentali che stupiscono visitatori di tutto il mondo, e di fatto il Parco rappresenta uno dei complessi etruschi più importanti dell’Italia centrale.
Ildebranda, con la sua architettura templare, e le tombe della Sirena e dei Demoni Alati scolpite con figure mitiche che uniscono il mondo terreno a quello ultraterreno. Le tombe non sono isolate, ma inserite in un sistema paesaggistico preciso: le tombe si affacciano su percorsi, vallate e vie cave, creando una vera e propria “città dei morti” ben organizzata.
Le necropoli sono attraversate dalle antiche vie cave, suggestivi percorsi scavati nella roccia in epoche remote, probabilmente utilizzati per scopi rituali.

Camminando nelle vie cave
Intorno Pitigliano, Sorano e Sovana si estende una fitta rete di strade scavate nella roccia a partire dal VIII e VII secolo AC, forse ricalcando percorsi ancora più antichi
Le vie, sacre in epoca etrusca, sono poi state usate come vie di comunicazione nei secoli successivi, subendo un lento ma continuo cambiamento. Sono diventate più profonde e più larghe, probabilmente anche più fragili.
Percorrere le vie cave oggi è tutto fuorché un semplice esercizio di trekking. Infatti entrando in queste profonde incisioni ci troveremo catapultati in un’atmosfera senza tempo. Cammineremo nel cuore del tufo, abbracciati dalla terra, in una penombra perenne con la luce del sole filtrata dagli alberi che crescono sopra di noi… I suoni attutiti, le curve improvvise, le pareti allisciate dalle antiche picconate e i gradini scavati da milioni di passi…
Non si fa fatica a percepire l’antica e mai del tutto dimenticata sacralità di questi luoghi.
Viaggiare nel cuore delle città del Tufo
Le città del tufo sono dei luoghi da attraversare con attenzione, lasciando emergere connessioni, dettagli, storie.
Ogni via cava, ogni parete scavata, ogni borgo arroccato ha qualcosa da raccontare, e scegliere di visitarle con una guida è ciò che trasforma l’esperienza.
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