La cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente -il duomo- ha una facciata settecentesca che crea un contrasto acceso con la cripta romanica, realizzata circa sei secoli prima, e spesso disorienta i visitatori che di sicuro non si aspettano un tesoro tanto antico.
Noi aquesiani stessi non ci soffermiamo molto ad osservarla, e se lo facciamo non è che la apprezziamo troppo. Eppure le luci e le ombre mettono in risalto il complesso gioco geometrico, disegnato da in architetto di primo piano, Nicola Salvi, che però non visse per vederla ultimata.
Una volta entrati si rimane sorpresi da una chiesa pienamente romanica, ma molto restaurata nei secoli, consacrata da papa Eugenio III nel 1149.
Bisogna scendere qualche gradino per entrare nel vero tesoro, un bosco di ventiquattro colonne distribuite su nove navatelle, dove la luce che entra dall’unica finestra accende le ombre, bagnando l’altare – anch’esso consacrato nel 1149, in una cerimonia doppia, qui sotto officiata dal Vescovo di Sovana.
Capitelli scolpiti in forme eleganti e a volte un po’ inquietanti, ma soprattutto il sacello del Santo Sepolcro, la più antica copia sopravvissuta del Sepolcro di Gerusalemme – costruito qui prima ancora della cripta stessa.
Ottocento anni di storie, di trasformazioni, di adattamenti… Un racconto che non cessa mai di stupire, non fermatevi alla prima pagina!









