
Sfogliando alcune antiche mappe rinascimentali della Toscana meridionale, tra il Monte Argentario, l’Isola del Giglio e Giannutri, compare un dettaglio sorprendente: una piccola isola chiamata Zanara o Zanera. Oggi sappiamo che non esiste — e probabilmente non è mai esistita — eppure per oltre un secolo è stata rappresentata con convinzione da alcuni dei più grandi cartografi europei.
Zanara appare per la prima volta nel 1589 in una carta di Gerardo Mercatore, padre della cartografia moderna, e viene poi ripresa da nomi illustri come Petrus Bertius, Giovanni Antonio Magini e Nicolas Sanson. La sua posizione è sempre la stessa: a metà rotta tra Giglio e Giannutri, in un tratto di mare noto come Secca della Vedova o Secca di Mezzo Canale, oggi frequentato da sub e pescatori, con fondali intorno ai trenta metri.
Perché tanti cartografi hanno disegnato un’isola inesistente? Le mappe dell’epoca erano spesso basate su racconti di marinai e sulla copia di carte precedenti. In una zona temuta per secche, correnti e naufragi, non è difficile immaginare come scogli affioranti o bassifondi possano aver alimentato una leggenda geografica durata secoli. L’ultimo riferimento cartografico a Zanara risale al 1670; nel Settecento, con rilievi più accurati, l’isola scompare definitivamente dalle mappe.
Al mito si intreccia anche la tradizione religiosa. San Mamiliano, eremita del V secolo vissuto a Montecristo, avrebbe soggiornato — secondo alcune fonti e leggende popolari — proprio a Zanara prima di ritirarsi sull’isola dove morì. Un dettaglio che ha contribuito a rendere ancora più affascinante questa “isola che non c’è”, sospesa tra storia, fede e immaginario marinaro.
Oggi Zanara resta un simbolo: il segno di un mare che per secoli è stato raccontato più che misurato, e di una geografia in cui realtà e leggenda convivevano senza confini netti.
Se questo racconto ti ha incuriosito, puoi però camminare su isole vere, ricche di natura e storia, all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Ti accompagno volentieri all’Isola del Giglio, con i suoi sentieri panoramici, il borgo medievale di Giglio Castello e le acque cristalline, oppure a Giannutri, isola selvaggia e protetta, dove archeologia romana e macchia mediterranea si incontrano in un paesaggio intatto.
Zanara forse non l’abbiamo mai trovata, ma il fascino delle isole toscane è più reale che mai — e vale la pena viverlo passo dopo passo, insieme.
Una risposta a “Zanara, l’isola che non c’è: il mistero del Tirreno toscano”
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