Il Museo Archeologico di Vulci, ospitato nello scenografico Castello dell’Abbadia, accoglie in questi giorni una mostra di grande fascino dedicata alla ricchezza e al ruolo delle donne etrusche. Il percorso mette in dialogo preziosi reperti provenienti dalle necropoli della città, restituendo un’immagine potente e articolata della femminilità etrusca, tra status sociale, ritualità e rappresentazione simbolica. Tra i pezzi più suggestivi spiccano le celebri Mani d’argento della necropoli dell’Osteria, probabilmente appartenenti a una statua funeraria, insieme a splendidi gioielli che raccontano una società raffinata e aperta agli scambi mediterranei.








Il percorso prosegue al piano superiore, dove si sviluppa l’allestimento permanente del museo, che continuo a trovare particolarmente godibile per chiarezza e ritmo narrativo. Il percorso accompagna il visitatore attraverso i grandi temi della storia di Vulci: dalle origini villanoviane alla formazione della città, dal commercio ai santuari periurbani, offrendo una lettura tematica che aiuta a comprendere l’evoluzione del centro etrusco e poi romano.
Istituito nel 1975, il Museo Archeologico di Vulci raccoglie materiali provenienti dagli scavi condotti dall’Ottocento ai primi anni Duemila, soprattutto nelle vastissime necropoli che circondavano la città antica: circa trentamila tombe, tra cui la celebre tomba François, per un arco cronologico che va dall’Età del Ferro al III–II secolo a.C. L’allestimento, distribuito su due livelli e impostato in senso cronologico, privilegia l’unitarietà dei contesti e una grande semplicità espositiva, che consente di apprezzare sia i reperti sia gli spazi dell’antica rocca. Una visita che unisce rigore scientifico e forte impatto evocativo, e che rende Vulci una tappa imprescindibile per comprendere il mondo etrusco.















