L’organo monumentale del duomo di Orvieto è un vero capolavoro.

La splendida cantoria progettata da Ippolito Scalza e dipinta da Cesare Nebbia è scampata ai restauri stilistici del secolo scorso – unica superstite dell’apparato manierista seicentesco. Nel corso dei lunghi secoli della sua esistenza ha subito molti restauri e rifacimenti. La sua storia inizia nel XIV secolo, un progetto ambizioso e difficoltoso che sarà quasi completamente sostituito due secoli dopo, con successivi ampliamenti
e ammodernamenti – finché negli anni ’70 il numero di canne è stato portato a 5705* su 72 registri, portandolo a essere uno dei più grandi d’Italia.
All’organo è legata la vicenda avvenuta nel corso dell’occupazione tedesca della città, con protagonisti il colonnello nazista Alfred Larsen e del vescovo Monsignor Pieri, che strinsero un’amicizia nata proprio grazie alla comune passione per la musica dell’organo – legame che portò alla sigla, il 14 giugno 1944, del patto che rese Orvieto “città aperta”, salvandola dai bombardamenti alleati.
Oggi l’organo è regolarmente suonato durante le celebrazioni, ma non solo: durante l’estate infatti si svolgono quotidianamente dei concerti informali (dal martedì al venerdì, alle 12:30). È davvero una bella occasione, visitare il duomo e ascoltare la sua grandiosità. Anche se non siete appassionati di musica classica, se vi capita di venire a Orvieto sappiate che per un mese ancora è possibile assistere gratuitamente a questi concerti

* Sul numero di canne ho trovato dati diversi: 5705, 5644, 5558…


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