Orchidee, orchidee ovunque!
Ho deciso che ora farò un post su questi bellissimi fiori spontanei che si incontrano spesso in primavera nei prati e ai margini dei boschi, ma che contrariamente alle orchidee tropicali sono quasi impossibili da coltivare, perché hanno bisogno di condizioni molto precise, di impollinatori e di funghi simbionti.
Insomma, le nostre orchidee selvatiche hanno davvero delle esigenze particolari e sono molto sensibili ai cambiamenti, ecco perché trovarle è di solito sintomo di un habitat in buona salute – possiamo quindi considerarle anche loro tra i famosi “bioindicatori”.

Per tornare a raccontare qualcosa di più delle orchidee selvatiche, uno dei motivi per cui sono protette è che sono praticamente impossibili da coltivare. Anche se le prendeste (e badate, non si può!) difficilmente attecchiscono, perché vivono in simbiosi con dei funghi, ciascuna ha il suo, che però non si possono trapiantare. In più, la germinazione da seme è lentissima, pensate che alcune specie arrivano a fiorire dopo 15 anni!

In questo periodo ne sto incontrando molte anche a bordo strada, quindi: 🚘 quattro frecce e via, inizia la caccia al tesoro (simbolica! Sono ovviamente protette quindi è assolutamente vietato raccoglierle!)


Comunque, sapevate che il nome Orchis fa riferimento ai due tuberi che sembrano due testicoli. Lo sapevate? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!

Provo a buttarmi in un’identificazione, anche se non sono affatto esperta e accetto correzioni!

Cephalantera longifolia

Orchis purpurea

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Sono Elena, guida turistica specializzata in itinerari tra natura, archeologia e borghi meno conosciuti.
Questo blog è solo un assaggio: il modo migliore per vivere questi luoghi è esplorarli insieme.
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