Uno dei grandi temi che da sempre affascinano archeologi e visitatori è quello della scrittura etrusca.

Mi è capitato tante volte di incontrare persone convinte che l’alfabeto etrusco non sia stato decifrato, ma in realtà non è così.
La scrittura etrusca, documentata sin dal 7° sec., è fondata su un alfabeto d’origine greca. Alcune lettere dell’alfabeto greco (per es., β e δ) mancano in quello etrusco, altre hanno valori fonetici differenti (così il γ, che s’impiegava per la gutturale sorda anziché per quella sonora). Esistono inoltre lettere per suoni mancanti in greco, così per il suono f differente dalla ϕ, e per una sibilante differente dalla s.


La conoscenza della lingua etrusca deriva per lo più da brevi iscrizioni sepolcrali, con eccezione di pochi testi più lunghi (soprattutto quello scritto sulla benda che avvolge una mummia del museo di Zagabria o la cosiddetta ‘tegola di Capua’); di primaria importanza sono i testi delle lamine d’oro rinvenute nel 1964 a Pyrgi (due in etrusco e una in punico). I tentativi d’interpretazione si sono basati su vari metodi: nel 19° sec. si cercava di dedurre i valori semantici delle parole etrusche da altre lingue che si supponevano affini; più tardi prevalse il cosiddetto metodo combinatorio, fondato sull’analisi comparativa interna delle singole iscrizioni; infine, partendo dall’evidente affinità culturale dei popoli dell’Italia centrale, si cerca d’interpretare le formule etrusche con l’aiuto delle analogie offerte da formule affini latine, umbre ecc. La grande maggioranza dei testi epigrafici è ormai sicuramente traducibile, ma essi mettono a disposizione soltanto un lessico assai ridotto e pochi elementi grammaticali sicuri, di modo che i testi più lunghi restano in gran parte oscuri. Si conoscono vocaboli riferiti alle divinità e al culto: ais «dio», aisar «dei»; alle cerimonie funebri: thaur(a) «tomba», phersu «maschera», da cui prob. il lat. persona; alle parentele: clan «figlio»; all’organizzazione civile: zilath «pretore»; ad alcune suppellettili: cape, cupe, thapua, nomi di recipienti; alcune nozioni temporali: tin «giorno»; alcune azioni: zichuch «scrivere».

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Sono Elena, guida turistica specializzata in itinerari tra natura, archeologia e borghi meno conosciuti.
Questo blog è solo un assaggio: il modo migliore per vivere questi luoghi è esplorarli insieme.
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