Qualche curiosità riguardo il nostro percorso sulla ceramica

Non potremmo rendere giustizia alla ceramica aquesiana senza parlare di quest’opera eccezionale. E’ certamente uno degli oggetti più pregiati esposti al museo (che ha i credits anche per la foto), esempio dell’elevatissimo livello artistico della ceramica arcaica aquesiana. Questo grande catino è largo circa 40 cm, datato alla seconda metà del XIV secolo e proveniente dagli scavi di Sant’Agostino. È una composizione molto originale, raffigura due personaggi riccamente abbigliati – un cavaliere e una dama – incorniciati da elementi vegetali e due animali caratteristici dei bestiari medievali, il serpente e il pavone. Tra i due un’iscrizione che è stata interpretata come un dialogo:
– Tolle questa frascha p(er) mio amore
– Voleti direto p(er) testo serpente
Ovvero: “Ho raccolto questo bel fiore per mostrarti il mio amore – Voltati,c’è un serpente dietro di te”. Le due figure umane sono entrambe molto eleganti, e gli animali hanno forte simbologia religiosa, variamente interpretate. L’unicità di questo oggetto è data dalla lunga iscrizione, dalla complessità della decorazione degli abiti e dalla eccezionale integrità.
La storia della ceramica nel tessuto urbano
Ogni bottega ceramica aveva un maestro e vari soci o apprendisti, e i vascellari erano organizzati in una corporazione che ne regolava la vita lavorativa e provvedeva a stipulare accordi e fare contrattazioni collettive per l’acquisizione di materie prime. Molte botteghe sorgevano nelle vicinanze della Fonte del Rigombo (i “Mascheroni”), che era una zona molto importante per la produzione. La vicina chiesa di Santa Vittoria era il luogo dove venivano stipulati gli atti della corporazione.
Un’altra zona cruciale era Porta della Ripa, da dove arrivavano i viaggiatori provenienti da nord. Qui la balza su cui sorge il paese precipita verso la valle del Paglia, creando un salto naturale. Il torrente Rivo alimentava diversi mulini che erano utilizzati per la lavorazione del grano, delle pelli e anche per la ceramica. Uno di questi apparteneva all’Arte dei Vascellari ed era usato per la macinazione dei colori.
Qui vicino è stata anche rinvenuta una fornace attiva fino agli inizi del 1500 che ha restituito dei reperti insoliti: infatti vi sono stati trovati degli esempi molto precoci di “lustro”, probabilmente opera di maestri itineranti.
Affacciandosi dal terrazzo davanti alla chiesa di San Francesco, dove un tempo sorgeva la Fornace Fuschini, è possibile ammirare la valle, ricca di acqua, legna e argilla: le materie prime fondamentali per la produzione ceramica che hanno reso importanti i vascellari aquesiani nei secoli.
Queste sono solo alcune delle perle che racconteremo nel percorso dedicato alla Ceramica Aquesiana, potete trovare altri approfondimenti sul sito dedicato ad Acquapendente città della ceramica e ovviamente… venendo con me a fare una visita tematica!


