Alle Azzorre con un gruppo di Scoprire il Mondo

1agosto 2025

Ad agosto 2025 sono stata per la prima volta sulle isole Azzorre, accompagnando un piccolo gruppo di Scoprire il Mondo, agenzia di viaggio di fiducia. Prendendomi cura dei piccoli gruppi di Scoprire ho sempre l’occasione di… scoprire, o riscoprire angoli splendidi d’Europa!

E quindi ecco il diario di questo viaggio, con una decina di persone alla scoperta delle Isole Azzorre, sperdute in mezzo all’oceano Atlantico e colonizzate dai portoghesi dall’inizio del 1400 sembrano davvero un altro mondo…

Prima tappa: Terceira, l’antica capitale

Il viaggio inizia da Terceira, antica capitale e porto strategico. Da Angra do Heroismo, la baia dell’eroismo, sono passate tutte le merci, le persone, le idee che hanno fatto scalo prima di giungere al vecchio continente dal nuovo mondo, e per questo suo ruolo è stata inserita nel patrimonio dell’UNESCO già dal 1983.

Ma non solo: le nove isole Azzorre, create e plasmate dai vulcani, fanno parte della rete dei Geoparchi UNESCO (Azores Geopark), che protegge e tutela la geodiversità e soprattutto il legame della popolazione con il territorio. Qui sono stati fatti dei lavori di interpretazione ambientale che permettono di entrare dentro la storia geologica, esplorando caldere, fratture, tunnel di lava e raccontando anche come nei secoli la popolazione si è adattata a questa terra dura e aspra. Su Pico questa cosa sarà più evidente che mai, ma anche su Terceira, con la Manta de Retalhos già si intravede: pietre nere scalzate dalla terra per renderla fertile e utilizzate per creare muretti a secco, che creano tantissimi piccoli appezzamenti e visti dall’alto rendono la caldera simile a una coperta patchwork.

Qualche foto dei luoghi visitati:

La seconda isola che abbiamo visitato durante il nostro viaggio alle Azzorre è stata Faial.

Il nome lo prende da una pianta, la faia (Myrica faia), che nonostante il nome in portoghese significhi faggio, con il faggio non ha nulla o quasi a che vedere (si ok è dell’ordine dei Fagales, ma come il noce o la betulla…). Abbiamo imparato che qui alle Azzorre i nomi non hanno sempre attinenza con la realtà, dato che anche l’arcipelago prende il nome dall’astore che sulle isole non esiste, mentre invece esiste la poiana…
Comunque, al di là degli aspetti linguistici, che mi affascinano sempre tantissimo, su Faial abbiamo incontrato la nostra guida Willy che da Como ha deciso di trasferirsi qui otto anni fa, e ci ha condotti alla scoperta di questo nuovo paradiso.
Qui la forza dei vulcani è ancora più evidente, non solo negli innumerevoli crateri (come le baie su cui sorge Horta, la capitale) ma anche nelle attività geosismiche recenti. La nostra prima tappa, infatti, è stata una penisola che ha l’età di mia mamma. E non sto dando del dinosauro a lei! Infatti il promontorio del Capelinhos si è formato con delle eruzioni avvenute tra il 1957 e 58. Considerando che di solito parliamo di centinaia di migliaia di anni…
Abbiamo poi girato in lungo e largo per Horta, che di terremoti ne ha visti parecchi anche negli ultimi decenni. È una città vivace, tranquilla, punto di riferimento per gli equipaggi di tutto il mondo che fanno scalo qui e lasciano una loro testimonianza con un murales sul molo. Ce ne sono migliaia!
Qui c’è anche una delle sedi dell’università delle Azzorre specializzata in biologia marina, perché tra Faial e Pico c’è un gran movimento di capodogli (e non solo). Quindi non potevamo non approfittarne… Ripagati con grandissima soddisfazione!
Qualche foto l’ho presa da Sara, che è ormai stata letta a reporter del viaggio 🙂

La terza isola che abbiamo esplorato, sempre nel gruppo centrale, è Pico.

La più ostile e per certi versi straniante, quella in cui si è sentita la fatica dei primi colonizzatori che hanno cercato di vivere qui nonostante la difficoltà del farlo. Una terra che non è terra, ma una successione infinita di colate laviche, che cambiano nell’aspetto in base alla viscosità del magma ma non nell’asprezza.

I coloni hanno strappato centimetro per centimetro lo spazio per le vigne, hanno trovato soluzioni ingegnose per commerciarlo, vista l’assenza di porti comodi per le navi, così come quelle per raccogliere l’acqua piovana, come i pozzi di marea.

Salendo poi abbiamo anche trovato un piccolo eden, dove le specie importate a partire dal 1400 hanno lasciato ancora un po’ di spazio ai nativi ginepri (Juniperus brevifolia). Su questa cosa degli alieni tornerò, perché veramente fa impressione viaggiare per ore e ore e non vedere che specie asiatiche, sudamericane, australiane. Ma su Pico pare che abbiano fatto fatica pure loro!

Quassù, al Lagoa do Capitão, abbiamo ammirato una comunità di vegliardi: ginepri contorti dal vento e dalle asperità, di una bellezza straordinaria. E qui ho anche visto il mio primo pipistrello, unica specie di mammifero endemica delle Azzorre!

Ultima isola: São Miguel, nella parte più orientale delle Azzorre

Talmente orientale che dalla zona di Nordeste, guardando dritto la prima terra che si incontrerebbe è Lisbona. Verso nord, da Ribeira Grande, invece è la Groenlandia. Fa impressione, eh? Non ho osato controllare cosa succede se si guarda verso meridione.

Laghi e sorgenti idrotermali, solfatare e scogliere, forre e cascate. Qui la terra è a tratti vecchia poco più di tre milioni di anni, a tratti poche centinaia di migliaia. C’è tanta, tantissima acqua e tanto tantissimo verde. E il blu del mare, che ci ha fatto impazzire, specie negli ultimi tre giorni. Ce li siamo goduti, anche con lunghe pause senza pensare a niente, semplicemente immersi nella bellezza del paesaggio.

Sicuramente una cosa che ha fatto la differenza, qui come sulle altre isole, è stata la competenza e la passione della nostra guida. Su São Miguel è stata con noi Chiara, che ha saputo davvero trasmetterci il suo amore per l’isola, e non potevamo che innamorarcene a nostra volta!

Scoprire il Mondo è, come sempre, una garanzia ❤️

Qualche foto dei luoghi visitati:

Parliamo di cose serie: ma come si mangia?

Quali sono i piatti tipici delle Azzorre?

Una cosa che non è mancata, in questo viaggio, è il cibo. Sono sempre stata convinta che per entrare davvero in un luogo bisogna assaggiarne i piatti, perché sono l’espressione più autentica di una cultura.
Con il viaggio appena concluso ( 😥) abbiamo avuto occasione di mangiare in tanti luoghi diversi, assaggiando ogni giorno i sapori che accompagnano da secoli la vita sulle Azzorre.
Su Terceira abbiamo assaggiato l’alcatra, stufato di carne cotto nel coccio per ore e ore, speziatissimo e caratteristico della festa dello Spirito Santo
A Horta ci siamo cotti carne e pesce sulle pietre laviche incandescenti
A Pico abbiamo visitato i vigneti eroici e assaggiato il vino, con le tipiche salsicce di sangue
Chiara ci ha fatto assaggiare l’invasivo ma profumatissimo zenzero selvatico
Su São Miguel abbiamo scoperto la coltivazione dell’ ananas delle Azzorre, una piccola produzione d’eccellenza e il mitico tè Gorreana
Ma anche le queijadas, dolcetti tradizionali fatti a Vila Franca e la fofa, a Povoacão.
A Furnas però il vulcano ha dato il meglio di sé: sia con le acque minerali (ventidue sorgenti diverse, ognuna con caratteristiche sue!!) che con il Cozido, carne cotta nel cuore della terra, sfruttando la geotermia.
Insomma abbiamo davvero fatto un viaggio anche nei sapori delle Azzorre… allego documentazione fotografica di accompagnatrice che fa le bolle dopo i pasti 😪 🤣

La vegetazione delle isole Azzorre

Una delle cose che colpisce il viaggiatore alle isole Azzorre è il verde brillante dei suoi paesaggi, spesso ancora più evidente per il contrasto con il blu (o grigio) del mare e del cielo e il nero del suolo vulcanico.


Una delle cose che mi ha lasciato più di stucco però è constatare che la vegetazione endemica è stata quasi completamente soppiantata da quella portata più o meno intenzionalmente negli ultimi sei secoli.
Sebbene nelle aree più interne delle isole, nelle caldere più inaccessibili o rocciose ci siano ampie zone dove le piante azzorriane crescono rigogliose, guidando per le strade di Faial, São Miguel, Terceira la cosa che mi ha colpito è stata la presenza quasi esclusiva di invasori alieni – quello che è stato definito “tsunami verde”.
È vero che considerata la distanza dalle coste il numero di specie native era limitato prima dell’arrivo degli europei, forse anche per questo l’impegno dei parchi nella preservazione è così importante.
Faccio una carrellata di “roba verde”, sotto ogni foto metto i dettagli, muschi & licheni non mi azzardo nemmeno a provare a identificarli.
🛸 Altri alieni presenti ovunque sono le felci australiane, l’ipomea, la gunnera, la lantana, la canna…
📌🏡 Di endemico e abbastanza diffuso non ho fotografato l’Erica azorica e il Laurus azorico!

Arrivederci alla prossima avventura, sempre con Scoprire il Mondo!