Il fascino delle sirene medievali: viaggio tra mito, pietra e simboli nel cuore d’Italia
Nell’immaginario antico, la sirena non aveva nulla della figura marina resa celebre da Andersen o Disney.
Per i Greci le sirene erano donne-uccello, creature dal volto umano e dal corpo piumato, dotate di un canto irresistibile che attirava i marinai verso la morte. È così che le vedevano i poeti e gli artisti dell’età classica, ed è così che compaiono nei primi bestiari tardoantichi.
Il grande cambiamento avviene tra il VII e l’VIII secolo, quando il Liber Monstrorum descrive per la prima volta la sirena nella forma che oggi conosciamo: metà donna e metà pesce. L’iconografia alata non scompare subito, anzi per secoli le due forme convivono, ma a partire dall’XI secolo la donna-pesce prende definitivamente il sopravvento.
Nelle chiese romaniche dell’Italia centrale, la sirena diventa quasi sempre bicaudata: una figura femminile che solleva con le mani due code divaricate.
Seduzione, peccato, tentazione: la sirena nella visione cristiana
Nel Medioevo cristiano, la sirena rappresenta la tentazione della carne.
Scolpirla all’ingresso delle chiese o sui capitelli delle navate non era un vezzo estetico, ma un monito per il fedele, mettendolo in guardia contro i piaceri fugaci che distolgono dalla salvezza e mostrando, attraverso la sua natura ibrida, ciò che è doppio, ambiguo, ingannevole.
I capelli sciolti, lo sguardo frontale e le code sollevate alludevano alla seduzione, all’inganno e alla lussuria. Eppure, limitare tutta questa potenza iconografica al solo peccato sarebbe riduttivo.
Le sirene scolpite nella pietra romanica affondano le radici in un mondo molto più antico.
Nelle tombe etrusche, nei rilievi romani, nei miti del Mediterraneo, compaiono creature femminili legate alla fertilità, alla rinascita, alla Madre Terra, al potere dell’acqua e delle stagioni.
La sovrapposizione fra questi culti antichi e la nuova simbologia cristiana non è stato soltanto uno scontro, ma a volte una lenta trasformazione, e molte tradizioni pagane sono sopravvissute a lungo sotto nuova forma. Così la sirena, da essere protettrice della fertilità e della terra, diventa ammonimento morale.
In alcune interpretazioni la sirena conserva il suo significato legato alla rigenerazione, all’energia vitale, alle acque primordiali.
La grande stagione romanica tra X e XIII secolo decorò pievi e santuari con bestiari moralizzanti e figure apotropaiche.
Così, tra le campagne senesi, nel viterbese, lungo la Via Francigena e nei borghi della Val d’Orcia, le sirene affiorano ovunque: a Torri, a Corsignano, a San Quirico d’Orcia, nella cripta del Duomo di Acquapendente.
Sono donne-pesce lontanissime dal mare, eppure profondamente legate alla terra che abitano.
Ecco una breve raccolta di alcune delle sirene che ho fotografato nel corso degli anni… la caccia continua!












Per ora queste sono le sirene e i draghi che ho individuato
Questa sezione descrive brevemente le caratteristiche principali.
Lazio
Chiesa di Santa Maria Maggiore, Tuscania (VT)
Basilica del Santo Sepolcro, Acquapendente (VT)
San Flaviano, Montefiascone (VT)
S. Pietro, Vitorchiano (VT)
Santa Maria di Castello, Tarquinia (VT)
Santa Maria, Anagni (FR)
Santo Stefano, Cave (RM)
Umbria
Abbazia di Sassovivo – Volperino
Altre regioni
Abbazia di Sant’Elena, a Serra San Quirico (AN)
Toscana
Collegiata di San Quirico D’Orcia (SI)
Cattedrale di San Pietro, Sovana (GR)
San Pietro in Villore – S. Giovanni D’Asso (SI)
San Michele Arcangelo – Padonchia, Monterchi
Santa Maria Assunta – Chianni, Gambassi Terme
San Leonardo – S. Leonardo in Treponzio, Capannori
San Martino – Lucca
San Michele in foro – Lucca
Battistero S. Giovanni – Pisa
Pieve Gropina, Loro Ciuffenna, Arezzo
Santa Maria Assunta – Stia (AR)
San Vito, Corsignano,- Pienza (SI)
Santa Mustiola – Torri, Sovicille (SI)
San Bartolomeo a Montefollonico (Torrita di Siena)(SI)
