
Passeggiando tra i paesaggi naturali e archeologici della Maremma, non è raro udire un suono insolito — un “Prrr, Prrr, Prrr” che non somiglia al tradizionale canto degli uccelli. Se non si presta attenzione, può sfuggire l’identità del messaggero: ma basta alzare lo sguardo verso i fili elettrici, i rami o le staccionate, ed ecco apparire il gruccione.
Questo richiamo quasi “chiacchiericcio” è parte della sua natura profondamente sociale. Il gruccione non vive mai da solo: forma gruppi familiari e nidifica in colonie, condividendo tra i membri spesso il compito di curare i piccoli.
Per noi in Maremma il gruccione è il simbolo dell’estate: è un uccello migratore che torna ogni anno tra aprile e maggio, dopo avere svernato in Africa, attraversando il mar Mediterraneo.
Il suo piumaggio è uno spettacolo di colori vivaci: tonalità di azzurro, giallo, arancione, con sfumature di verde e rosso. Il suo becco è lungo, nero e robusto, perfetto per catturare insetti in volo. Non a caso, in inglese è chiamato “bee-eater” (“mangiatore di api”): la sua dieta comprende infatti api, vespe, tafani, libellule, cavallette e altri insetti, tutti presi mentre volano
Nonostante la sua bellezza, il gruccione può essere discreto: molti lo notano solo dopo aver udito il suo richiamo tipico, prima ancora di riconoscerlo visivamente.
Nella Maremma, aree come il Parco di Vulci e la valle del Fiora costituiscono zone predilette per la nidificazione: questi uccelli scavano lunghi cunicoli nelle banchi sabbiosi per deporre le uova.
Negli ultimi anni, grazie anche a cambiamenti ambientali, il gruccione sembra essersi diffuso anche nell’entroterra, oltre che lungo la fascia costiera.



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