Giorgione è uno dei più celebri pittori della pittura veneziana rinascimentale, e le sue opere sono per molti versi enigmatiche e ricche di simbologie. Un esempio è il dipinto “I tre filosofi” realizzato a Venezia tra il 1504 e il 1508.
Quando si parla di questo dipinto molto spesso si identificano i tre pensatori con i tre Re Magi, raffigurati tradizionalmente di tre età diverse, e intenti a osservare il cielo al crepuscolo e calcolare la direzione della cometa.


Un’altra chiave di lettura vuole che i tre personaggi raffigurati rimandino a tre diverse fasi della storia della conoscenza umana: il vecchio con la barba è Tolomeo o Pitagora, l’uomo con il turbante un esponente dell’astronomia-astrologia araba e il giovane che sta eseguendo calcoli con i nuovi strumenti, osservando l’ignoto e l’alba, è Copenico.
Una terza interpretazione lo legge però come allegoria di un messaggio “scottante” che è stato mitigato su indicazione dello stesso committente – il ricco mercante veneziano Taddeo Contarini, appassionato di alchimia, occulto e astrologia – spaventato dal rischio di possedere una simile opera. Questa ipotesi nasce perché, andando a osservare le radiografie del dipinto, si evidenziano delle modifiche abbastanza importanti ai personaggi, che erano molto più connotati. Secondo questa terza interpretazione, queste modifiche non sono frutto di semplici ripensamenti stilistici ma di una vera e propria censura. Ma andiamo con ordine.
All’inizio del ‘500 le sfere celesti sembravano inviare dei presagi nefasti, in particolare la congiunzione tra Saturno, Giove e Marte in Cancro del 1503-04 fu letta da astrologi e alchimisti come un segnale della venuta dell’anticristo, ed è di questo che il mercante Contarini commissionò a Giorgione una complessa allegoria.
La posizione dei tre filosofi, gli oggetti che tengono in mano, i numeri e i disegni riportati sui fogli, lo sfondo e l’ambientazione rimandano proprio a questa profezia. Ma non solo, perché come dicevamo, in origine avevano degli attributi molto più eloquenti: l’ebreo aveva un diadema sacerdotale, che lo identifica come Mosè. Invece l’umanista cristiano – quello che sta facendo degli strani calcoli di fronte a una grotta vuota – aveva un profilo più luciferino e un berretto rotondo di stoffa… inoltre dietro di lui gli alberi sono spogli, cosa che non avviene dietro Mosè e al pensatore musulmano (forse Maometto in persona). Cosa significa tutto ciò? Che probabilmente il filosofo cristiano altri non è che l’Anticristo in persona! Il messaggio di Giorgione (e Contarini) era che che la venuta dell’Anticristo partirà dalle fila cristiane e devasterà la chiesa cattolica, simbolo del cristianesimo corrotto e decadente, non l’Islam né l’Ebraismo.
Un messaggio politicamente scorretto e molto scottante, ecco perché dopo un po’ il committente ci ripensò, chiedendo l’intervento di Sebastiano del Piombo nel 1508 che attenuò le caratteristiche dei personaggi. Anche il titolo dell’opera si trasformò di conseguenza, da quello che doveva essere un “Le tre religioni” o “La venuta dell’Anticristo” a un “I tre filosofi” molto più neutro.

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