Eva e Adamo, l’albero e il serpente.
Una storia che viene raccontata dall’alba dei tempi, scritta nella bibbia e scolpita nella pietra per poter essere insegnata generazione dopo generazione ai fedeli che, secoli fa, prima dell’ invenzione della stampa e della diffusione delle bibbie tradotte, non avevano alcuno strumento per fissare nella memoria le parole dei predicatori

Sovana

Orvieto
Un solo frutto era proibito, quello dell’albero della conoscenza del bene e del male, ed Eva, forse dotata di intelletto, sembra abbia scelto di rinunciare a vivere tra le ombre della caverna e prendere la pillola rossa. Si intrecciano un po’ tutte le storie, no?
Sovana e Orvieto, le due diocesi in perenne lite: ecco che il mito del frutto proibito si incarna in due opere evocative e molto diverse.
La grigia pietra vulcanica del cosiddetto “capitello biblico” del duomo di Sovana non permette molti sofismi, eppure racconta con forza ed espressività tipicamente romanica di un frutto appena colto, Eva nell’atto di porgerlo ad Adamo che però già si copre, già prova vergogna, ha quindi già assaggiato egli stesso. Sinuoso, il serpente si avvolge sul tronco di quella che sembra quasi… Una palma.
Sulla facciata del duomo di Orvieto il marmo prende forma sotto le mani di Lorenzo Maitani. La storia è la stessa, solo un momento prima. Eva, bellissima e provocante, porge il frutto ad Adamo che non sembra però particolarmente ritroso. Il serpente però parla con lei… E il dettaglio incredibile è che il frutto del peccato, in questa raffigurazione, sicuramente una mela non è!
