
Il mese scorso sono stata a Dublino, e tra le esperienze fatte c’è stata la visita al Trinity College e al Book of Kells. Qui mi sono imbattuta in un’immagine che mi sembrava proprio familiare… la cui interpretazione non è affatto semplice.
So che probabilmente sono io che tendo a vedere similitudini e parallelismi dove forse non ci sono (secoli e centinaia di km di distanza), eppure non ho potuto fare a meno di chiedermi se queste due immagini possano essere in qualche lontanissimo modo collegate, attingendo a un linguaggio che utilizzava simboli e analogie per andare a rappresentare un significato simile.
Le pubblico entrambe: la prima, proveniente dal Book of Kells, è un manoscritto miniato dei quattro Vangeli, realizzato tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo e considerato uno dei massimi capolavori dell’arte insulare.
La seconda è un bassorilievo, probabilmente nato con funzione di architrave, che si trova sulla parete della chiesa di San Rocco a Pitigliano, risalente al XI/XII secolo.

Cosa c’è di simile? Bè, al di là del contesto completamente diverso, qualcosa c’è:
Entrambe raffigurano un uomo in posizione centrale e con lo sguardo fisso davanti a sè, che tiene le braccia allargate e le mani tra le fauci di due bestie feroci, disposte simmetricamente ai suoi lati.
Nella miniatura irlandese, l’uomo è stringe le lingue di due leoni. Nel bassorilievo questa figura mette le sue mani direttamente nella bocca delle creature mostruose.
Il bassorilievo di Pitigliano è stato spesso interpretato come l’anima del cristiano che lotta con le tentazioni, che deve dominarle, anche se non c’è una lettura universalmente accettata.
Il folio 2v del Book of Kells appartiene alla sezione iniziale che mette in relazione i passi paralleli dei quattro Vangeli, ma la decorazione non è un’illustrazione narrativa del testo né puro ornamento: siamo pur sempre nel Medioevo, un’epoca che utilizzava immagini fortemente simboliche per trasmettere insegnamenti morali.
La figura centrale del folio 2v del Book of Kells è identificata dagli studiosi come Cristo affiancato da due leoni. Secondo un’interpretazione iconografica, la scena rappresenta la crocifissione, con Cristo tra i due ladroni – ma questa lettura non deriva da una fonte antica quanto da un’interpretazione moderna, e non esiste un testo medievale che spieghi questo gesto.
Altre valide ipotesi suggeriscono che si tratti di Cristo che esercita il suo potere sulle creature, anche le più potenti, e l’afferrare la lingua diventa un gesto di controllo. O, se il leone viene letto come animale selvaggio, Cristo ne domina la forza.

E qui, ecco che forse il bassorilievo di Pitigliano potrebbe raccontare la stessa storia: il cristiano, tramite la fede, domina la forza delle tentazioni.
Sì, mi sto probabilmente arrampicando sugli specchi!
E voi cosa ne pensate? E conoscete qualche altro esempio?
Leggi la discussione su Facebook:


Lascia un commento